Facciamo chiarezza sull’operazione di svincolo e la sua corretta trattazione fiscale

Come sicuramente noto alle Società ed Associazioni Sportive che si trovino a svolgere la loro attività nello sport della pallavolo, e non solo, siamo ormai nel pieno della campagna acquisti per la prossima stagione, posto che, a parte qualche partita di playoff ancora da disputare, la stagione sportiva 2016/2017 può ritenersi ormai conclusa.

Per questo motivo sembra essere più che opportuno parlare delle procedure con le quali le società “si mettono sul mercato”: in particolare, questo articolo si focalizzerà sul funzionamento della cosiddetta “indennità di svincolo”, sul suo significato ma soprattutto sul suo regime fiscale, che a volte è foriero di interpretazioni ed applicazioni non corrette.

Innanzitutto definiamo il termine-chiave: per “indennità di svincolo” si intende un importo che la società cessionaria dell’atleta eroga alla società cedente a titolo di corrispettivo per ottenere lo svincolo di un atleta sportivo dilettante, sia a titolo definitivo che a titolo di prestito annuale. In altri termini, la somma costituisce una “ricompensa” per la società cedente, che ha contribuito alla formazione dell’atleta.

Avendo enunciato il significato dell’indennità, è necessario comprenderne il regime fiscale.

In particolare, due aspetti cruciali al riguardo meritano un’analisi dettagliata e chiarificatrice:

  • È un’operazione imponibile?
  • È una operazione assoggettata a regime IVA? E in tal caso, è possibile considerarla come “operazione esente”

L’imponibilità dell’operazione di corresponsione di un’indennità di svincolo discende dai principi del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), cui le ASD sono assoggettate in forza dell’Art. 148 comma 1. Ai sensi del suddetto articolo sono da considerarsi imponibili le attività di tipo commerciale. Posto che, come evidenziato in precedenza, l’indennità di svincolo può considerarsi per definizione una prestazione di carattere corrispettivo, è innegabile la sua qualificazione come attività di carattere commerciale, che perciò concorre a formare il reddito imponibile complessivo.

A questo proposito è d’uopo menzionare che, nonostante la dottrina sul punto non sia unanime, l’opinione maggioritaria (e confermata dall’ Agenzia delle Entrate) è quella di non poter considerare la suddetta operazione come parte di “attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali”, le quali non  sono computabili nel novero delle operazioni commerciali ai sensi dell’Art. 148 comma 3 TUIR.
Infatti, nonostante sia vero e inconfutabile che l’attività delle società sportive ha come primo e fondamentale obiettivo quello della formazione degli atleti, tale affermazione mal si concilia con la definizione degli “scopi istituzionali”, in cui tradizionalmente rientra il più lato significato di diffusione dell’attività sportiva dilettantistica.
Per questo motivo, più che parlare di “attività istituzionale”, sembra più corretto inquadrare l’indennità di svincolo in attività commerciale svolta dalle Ssd o Asd, e perciò considerata imponibile.

Per quanto riguarda l’Imposta sul Valore Aggiunto, la suddetta indennità è innegabilmente assoggettabile al regime IVA.
Infatti, posto che, ai sensi dell’ Art. 1 del D.P.R. 633/1972, le operazioni soggette a IVA sono “cessioni di beni” e “prestazioni di servizi” nell’esercizio di attività di impresa, nonostante la dottrina non sia concorde nel determinare l’esatta natura giuridica dello svincolo, è unanime nel considerarne possibile la sussumibilità nella prima o nella seconda delle due summenzionate categorie di operazioni, e quindi nel ritenere applicabile il regime IVA a questo tributo.
Ricordiamo inoltre, per maggiore completezza, che solo per le Asd e Ssd che hanno optato per la L. 398/1991 è concessa la detrazione forfettaria del 50% sull’IVA addebitata in fattura, mentre la plusvalenza realizzata dalla cessione dei diritti dell’atleta, non godendo del coefficiente di redditività del 3%, ai fini delle imposte sui redditi, dovrà essere tassata per intero.

FACCIAMO CHIAREZZA: PERCHÈ L’INDENNITÀ DI SVINCOLO NON È OPERAZIONE ESENTE DA IVA
Nonostante la spiegazione appena fornita, spesso accade che le società sportive facciano confusione e si convincano che l’attività in questione sia esente da IVA e da imposte sui redditi.

Il motivo risiede nel fatto che esiste un’operazione, con caratteri simili ma, come vedremo, di natura completamente diversa, che si svolge tra società sportive affiliate a federazioni sportive di natura professionistica (che sono solo quattro: calcio, ciclismo, golf e pallacanestro), vale a dire la corresponsione del “premio di addestramento e formazione tecnica”, che, ai sensi dell’ Art. 15, comma 4 della L. 91/1981 (“Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti”)  è somma equiparata alle operazioni esenti da IVA di cui al D.P.R. 633/1972.

 

Qui di seguito sono riportate le fondamentali differenze fra le due operazioni:

  • Come detto, l’esenzione è riservata alle società affiliate a federazioni sportive di carattere professionistico, di cui la FIPAV non fa parte;
  • Secondo la definizione data dall’Art. 6 L. 91/1981, il premio di addestramento e formazione tecnica va a favore della società sportiva che ha formato l’atleta per ultima, prima del passaggio dello stesso dal dilettantismo (o dal giovanile) all’attività professionistica. È chiaro dunque che non sia pensata come somma da erogarsi ad ogni società che contribuisce alla sua formazione ed ogni volta che l’atleta viene ceduto; al contrario, il premio è corrisposto soltanto quando avviene il passaggio da dilettantismo a professionismo nella carriera sportiva dell’atleta, ed è riservata ad una sola società, cioè come detto quella che per ultima fa da “trampolino di lancio” per l’atleta verso lo sport professionistico.

È speranza di chi scrive che i suddetti chiarimenti siano d’aiuto alle società nella gestione del regime fiscale a cui sono assoggettate, non sempre di facile interpretazione, e spesso, come nel caso descritto, fonte di fraintendimenti.